Motivi del viaggio

 

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       Frank Sinatra - Manhattan

I motivi che ci hanno spinti a questo viaggio

La Croce

Un bel giorno ho deciso che era necessario fare un viaggio nella terra di Gesù; qualcosa che nasceva sia dalla curiosità sia dalla voglia di vedere i luoghi in cui Nostro Signore è nato, è cresciuto, ha vissuto ed ha effuso le sue parole di grazia al mondo intero. Luoghi pervasi da una cultura ed un modo di pensare diversi dal nostro, in bilico tra modernità e tradizione, testimoni di una dicotomia tra popoli che lì vivono e riflettono appieno queste diversità, risultanti di una storia recente ed atavica.

Girando per quei luoghi, molto spesso si rimane senza fiato, non solo per il caldo di un’estate che lì sembra non debba finire mai, ma soprattutto per l’emozione che quelle atmosfere inducono nei pellegrini che per la prima volta si avvicinano a luoghi e panorami di una bellezza e di un fascino incredibili. Tanto che ci si ritrovi in lussureggianti pianure, quanto che ci si soffermi nel deserto o lungo i corsi d’acqua o in luoghi sacri, dappertutto si respira l’atmosfera del mistero di Dio: una Terra che possiede una morfologia ed una tipologia i cui strati che la compongono, specie quello più superficiale, denotano la radice tipicamente mediterranea del posto non dissimile dai paesaggi offerti dalle nostre isole o dal nostro Sud. Mi sembrava di essere a casa, nei luoghi dell’infanzia e della giovinezza, dove, tra gente che pensava e sentiva come me, credevo di essere al sicuro, quasi nel grembo materno.

L’estasi che colpisce il viandante di queste terre scompare solo di fronte ai giovani ragazzi in uniforme che sembra quasi che “giochino alla guerra” nelle loro diverse uniformi colorate. Sui loro visi abbiamo rivisto gli stessi sguardi e occhi dei nostri figli sia che appartenessero ad uno schieramento sia che ne rappresentassero l’altro e tutti, si somigliavano incredibilmente per l’atteggiamento, accorto e scanzonato, che la loro giovane età dimostrava. Figli di uno stesso cielo divisi da modi di pensare, condizioni di vita e mura che taluni furbastri hanno pensato bene di erigere per preservare interessi inconfessabili; e di fronte a questo non ho potuto fare a meno di qualche osservazione che vorrei condividere con voi; mi sono chiesto cioè:

 
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e se al posto di quei ragazzi ci fossero stati i miei figli? Come avrei reagito?

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avrei permesso che imbracciassero un’arma e sparassero ad un loro coetaneo?

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e avrei potuto sopportare di sopravvivere a loro?

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come posso attualizzare la parola di Gesù in un contesto come questo?

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la “visita” della Terra Santa mi ha dato molto, ma io che posso fare per lei?

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perché non pensiamo ad organizzare i nostri “pellegrinaggi” in un modo che aiutino a costruire una terra di pace tra quei popoli (che poi forse è uno solo!)?

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perché Ebrei e Palestinesi non riescono a trovare un modo pacifico di convivere?

È con questo stato d’animo che sono ritornato dalla Terra Santa: quelle atmosfere e quelle sensazioni mi hanno forse fatto diventare un po più buono ma probabilmente mi hanno anche aiutato molto a riflettere. Lì, in certi momenti, la tensione è diventata una cosa reale che si poteva toccare con mano e a noi tutti forse spetta il compito di contribuire a dissiparla aiutando questi popoli ad avere un po più di fiducia uno nell’altro. Se non facessimo così, che senso avrebbe andare in Terra Santa? Forse, parafrasando un illustre personaggio, dovremmo chiederci non (solamente) “che cosa la Terra Santa può fare per noi, ma soprattutto che cosa noi possiamo fare per Lei!”.

 

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