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La Cisgiordania e la Striscia di GazaLa carta d'identità
(la carta d'identità è stata costruita considerando varie fonti informative reperite nel web il 22/09/2009) Ancora oggi, a distanza di 60 anni circa, non si può parlare di vero e proprio Stato Palestinese ma solo di “Cisgiordania Occupata” come la denominano i palestinesi e di Striscia di Gaza. Entrambe queste aree, pur non rappresentando uno stato sovrano, costituiscono in larga parte i territori occupati dai palestinesi che ormai le considerano a pieno diritto la loro patria come del resto era sancito dalla Risoluzione 181 dell’Organizzazione Generale delle Nazioni Unite (benché sul tema ci siano molti punti di vista naturalmente in contrasto fra di loro). Per farla breve e parafrasando quanto riportato da altri, nel 1993 gli Accordi di Oslo dichiararono che lo status definitivo della Cisgiordania sarebbe stato oggetto di trattativa tra Israele e la leadership palestinese; a seguito degli accordi che intercorsero, Israele ritirò le sue forze militari da alcune aree della Cisgiordania permettendone così la divisione in tre zone:
“Le aree B e C sono costituite per la maggior parte da zone rurali, mentre le aree urbane — dove risiede la maggior parte della popolazione palestinese — sono principalmente nell'Area A.”
Come si può vedere dalla tabella sovrastante, la situazione territoriale ed il suo controllo sono così intrecciati che cercare il bandolo della matassa può costituire un problema enorme da risolvere; possiamo comunque osservare che nonostante le dispute a volte anche cruenti, le diverse etnie stanno vivendo un periodo relativamente lungo di pace nell’area cisgiordana. Tuttavia dobbiamo anche constatare che le tensioni vissute in questo coacervo inestricabile di interessi territoriali ed economici, possono costituire una bomba a tempo che, se non presto disinnescata, potrebbe divenire un terribile strumento nelle mani di poche persone senza scrupoli, assetate di ricchezza e potere, e a discapito del bene comune nell’area.
Economia l’Autorità Palestinese dipende fortemente da due fonti di entrata.
(tratto da “L'economia di Gaza - Indagine sullo sviluppo economico. di Sara Roy”) La disoccupazione attualmente a Gaza si avvicina al 40% (contro meno del 12% nel 1999). Da quando l'occupazione della Striscia di Gaza e della West Bank è iniziata oltre 40 anni fa, Israele ha sempre sistematicamente legato l'economia dei territori occupati alla sua. Prima degli Accordi di Pace di Oslo, questo legame forzato era estremamente evidente nelle restrizioni poste da Israele alle attività d'affari palestinesi e nel suo controllo sulla libertà di movimento della forza lavoro palestinese. Per quasi un decennio prima di Oslo, Israele ha rilasciato permessi di lavoro a decine di migliaia di lavoratori palestinesi per permettere loro di entrare in Israele e trovare lavoro. La manodopera palestinese era impiegata in Israele nel settore delle costruzioni, dell'agricoltura, negli alberghi e cose del genere. Trattati come manodopera di seconda classe, i lavoratori palestinesi erano esposti a condizioni di lavoro che permettevano alle attività israeliane di beneficiare dei bassi salari, senza dover applicare le normative sul lavoro vigenti in Israele. Molti lavoratori palestinesi sono finiti persino a lavorare nella costruzione degli insediamenti illegali israeliani che stavano minacciando l'esistenza delle comunità palestinesi. Per i Palestinesi, l'essere pronti al lavoro ovunque, sotto l'occupazione israeliana, era una questione di sopravvivenza.
(tratto da “Economia palestinese: il settore privato. Lo strangolamento israeliano di Gaza di Sam Bahour & Iyad Joudeh – 2007”) _____________________________
(1) Una dichiarazione di uno "Stato di Palestina" si è avuta ad Algeri il 15 novembre 1988, da parte del Consiglio Nazionale Palestinese, l'organo legislativo della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Il proclamato "Stato di Palestina" non è e non è mai stato effettivamente uno stato indipendente, in quanto storicamente non ha mai avuto alcuna sovranità sul territorio. Attualmente, l'Autorità nazionale palestinese (ANP), insieme con gli Stati Uniti, l'Unione europea, e la Lega araba, prevedono la creazione di uno Stato di Palestina che comprenda in tutto o parte della Cisgiordania, la striscia di Gaza e Gerusalemme Est, in modo da vivere in pace con Israele nel quadro di un governo democraticamente eletto e trasparente. L'ANP, tuttavia, non rivendica la sovranità su qualsiasi territorio e, pertanto, non vi è governo dello "Stato di Palestina" proclamato nel 1988. La dichiarazione del 1988 è stata approvata nel corso di una riunione ad Algeri, con un voto favorevole di 253-46, con 10 astensioni. La dichiarazione cita il trattato di Losanna (1923) e la risoluzione 181 dell' Assemblea generale delle Nazioni Unite, in sostegno della sua domanda di uno "Stato di Palestina sul nostro territorio palestinese con capitale Gerusalemme". Il proclamato "Stato di Palestina" è stato immediatamente riconosciuto dalla Lega araba, e circa la metà di tutti i governi del mondo oggi lo riconoscono. Esso mantiene ambasciate (che sono generalmente le delegazioni OLP) in questi paesi. Lo Stato di Palestina non è riconosciuto dalle Nazioni Unite, anche se l'Unione europea, così come la maggior parte degli Stati membri, mantiene rapporti diplomatici con l'Autorità nazionale palestinese, istituita nell'ambito degli accordi di Oslo. Leila Shahid, rappresentante del ANP in Francia dal 1984, è stato nominato nel novembre 2005 il rappresentante del ANP per l'Europa. (tratto da Wikipedia)
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