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Viaggio e
riflessioni sulla terra di Gesù
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Quello che qui riporto non è solamente la cronaca di un viaggio o il
resoconto di un’esperienza spirituale che, a ben guardare, colpisce tutti i
pellegrini di Terra Santa più o meno allo stesso modo. Certo, molto spesso, questi rappresentano gli elementi che possono
spingere ad intraprendere un’esperienza così forte e "illuminante" ma poi, di fronte a
quei luoghi e alle persone che li frequentano, non si può fare a meno di
osservare che è necessario contribuire ad un processo volto al superamento di
certe situazioni che sembrano ormai cristallizzate nel tempo.
Per quanto abbia potuto percepire nel corso del mio breve soggiorno (ma
soprattutto dal "tam tam" dei nostri media!), la Terra
Santa è oggetto di dissapori fra i popoli che la vivono, tanto per motivi di
sperequazione economica quanto per differenze culturali, opportunità
mancate o negate, interessi di qualcuno a mantenere lo status quo, intransigenze
ed incomprensioni, lutti e odi generazionali, sopraffazioni, condizionamenti e
ingerenze. Insomma una situazione complessa che lega un coacervo di motivi che
finiscono col costituire una mina vagante che, se non disinnescata per tempo,
potrebbe esplodere anche con conseguenze incalcolabili (Si pensi per esempio
all'atteggiamento anti-sionista di alcuni dei paesi limitrofi).
E la cosa disarmante è il fatto che finora
nessuno è riuscito a venirne a capo nonostante gli sforzi diplomatici, gli aiuti
economici e gli appelli alla pace ed al buon senso levati da tutte le parti. Durante la mia visita a
Gerusalemme ho avuto la possibilità di porre una domanda a chi vive tutti i
giorni quella situazione: "Che cosa si può fare?" E la risposta
ricevuta è stata questa:
"E' una bella domanda e se avessi una ricetta convincente ... la proporrei
sicuro di ricevere il
Premio Nobel".
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Ovviamente qui, nessuno mira al Nobel e tuttavia, in un clima così esasperato, un barlume di speranza per la
riappacificazione mi è sembrato potesse
esserci specie se si prende spunto dalla convivenza e dalle relazioni in essere tra Israeliani e
Arabi che vivono stabilmente in Israele. In questo Stato, infatti, 1,5 milioni di
Musulmani vivono fianco a fianco con 4,5 milioni di Ebrei, 140.000 Cristiani,
100.000 Drusi e circa 300.000 credenti di altre religioni e quindi non possiamo
escludere che, mutuando,
adattando ed facendo evolvere tale
modello di relazione, si possa delineare una
soluzione che
a medio o lungo termine, possa applicarsi
anche alle relazioni con i Palestinesi in modo da integrarli in un unica grande Nazione.
Dobbiamo solo auspicare che prevalga in tutti il buon senso e la voglia di
vivere in pace e prosperità sperando di non attendere molto. È un vero
disappunto che una terra così bella e ricca di significati e valori, debba
invece costituire oggetto di discordia!! Ma
andiamo per gradi provando a capire meglio per quanto possibile da questa breve
disamina. In questa sezione abbiamo cercato di
raccontare la nostra piccolissima esperienza di pellegrini in Terra Santa; non
abbiamo alcuna pretesa se non quella di rendervi partecipi delle emozioni
vissute e di quello che abbiamo appena intuito, circa i problemi che la gente
vive ogni giorno, anche con il contributo di quanti hanno fatto il nostro stesso
percorso in momenti diversi. Tra queste pagine i visitatori troveranno:
A tutti auguro una buona navigazione.
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