Stazione di Bologna

 

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Strage alla Stazione di Bologna

Strage alla Stazione di Bologna

Il due agosto 1980, alle ore 10,25, una bomba di inaudita potenza esplode nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale di Bologna. L’ordigno, confezionato da esperti artificieri (la miscela esplosiva e la tecnica costruttiva della bomba fanno pensare a degli specialisti militari) e posto in una valigetta con dispositivo di detonazione a tempo, viene abbandonata su un tavolino addossato ad un muro portante della sala d’attesa; la deflagrazione è così potente che viene udita a vari chilometri di distanza e causa la morte di ottantacinque persone ed il ferimento di oltre duecento. Crolla un’intera ala della stazione che seppellisce parecchie persone, e vengono investiti il treno Ancona-Chiasso, fermo sul primo binario antistante il marciapiede su cui si affaccia la sala d’aspetto, ed il posteggio dei taxi antistante il piazzale della stazione. Ai sopravvissuti ed ai soccorritori si rivela una scena terrificante; è un’ecatombe di quelle che neanche il cinema, con i sui effetti di emulazione più fantastica, riuscirebbe a riprodurre lontanamente. Ma la città, seppur sgomenta e sorpresa, reagisce con immediatezza. Cittadini volontari si adoperano prontamente per prestare i primi soccorsi ed aiutare ad estrarre i corpi da sotto le macerie; vengono impiegate tutte le ambulanze disponibili ma non bastano; si ricorre ai mezzi privati, i taxi e perfino un autobus della locale società di trasporto urbano.

Tutti si sentono vicini alle vittime di quella tragedia ed insieme, cittadini, forze dell’ordine, vigili del fuoco, personale sanitario, si adoperano senza sosta e con spirito di autentica solidarietà, in una frenetica corsa a prestare aiuto e conforto a quanti sono sopravvissuti all’eccidio.

“La violenza colpì alla cieca cancellando a casaccio vite, sogni, speranze.

Maria Fresu si trovava nella sala della bomba con la figlia Angela di tre anni. Stavano partendo con due amiche per una breve vacanza sul lago di Garda. Il corpicino della piccola, la più giovane delle vittime, venne ritrovato subito. Solo il 29 dicembre furono riconosciuti i resti della madre.

Marina Trolese, 16 anni, venne ricoverata all'ospedale Maggiore, il corpo devastato dalle ustioni. Con la sorella Chiara, 15 anni, era in partenza per l'Inghilterra. Le avevano accompagnate il fratello Andrea, e la madre Anna Maria Salvagnini. Il corpo di quest'ultima venne ritrovato dopo ore di scavo tra le macerie. Andrea e Chiara portano ancora sul corpo e nell'anima i segni dello scoppio. Marina morì dieci giorni dopo l'esplosione tra atroci sofferenze.

Torquato Secci, impiegato alla Snia di Terni, venne allertato dalla telefonata di un amico del figlio Sergio, Ferruccio, che si trovava a Verona. Sergio lo aveva informato che a causa del ritardo del treno sul quale viaggiava, proveniente dalla Toscana, aveva perso una coincidenza a Bologna e aveva dovuto aspettare il treno successivo.

Poi non ne aveva più saputo nulla.

Solo il giorno successivo, telefonando all'Ufficio assistenza del Comune di Bologna, Secci scoprì che suo figlio era ricoverato al reparto Rianimazione dell'ospedale Maggiore.

"Mi venne incontro un giovane medico, che con molta calma cercò di prepararmi alla visione che da lì a poco mi avrebbe fatto inorridire", ha scritto Secci, "la visione era talmente brutale e agghiacciante che mi lasciò senza fiato. Solo dopo un po' mi ripresi e riuscii a dire solo poche e incoraggianti parole accolte da Sergio con l'evidente, espressa consapevolezza di chi, purtroppo teme di non poter subire le conseguenze di tutte le menomazioni e lacerazioni che tanto erano evidenti sul suo corpo".

Nel 1981 Torquato Secci diventò presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage.

La città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza per le vittime, i sopravvissuti e i loro parenti.

I vigili del fuoco dirottarono sulla stazione un autobus, il numero 37, che si trasformò in un carro funebre.

È lì che vennero deposti e coperti da lenzuola bianche i primi corpi estratti dalle macerie. Alle 17,30, il presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò in elicottero all'aeroporto di Borgo Panigale e si precipitò all'ospedale Maggiore dove era stata allestita una delle tre camere mortuarie.

Strage alla Stazione di Bologna

Per poche ore era circolata l'ipotesi che la strage fosse stata provocata dall'esplosione di una caldaia ma, quando il presidente arrivò a Bologna, era già stato trovato il cratere provocato da una bomba.

Incontrando i giornalisti Pertini non nascose lo sgomento: "Signori, non ho parole" disse,"siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia".

Ancora prima dei funerali, fissati per il 6 agosto, si svolsero manifestazioni in Piazza Maggiore a testimonianza delle immediate reazioni della città.

Il giorno fissato per la cerimonia funebre nella basilica di San Petronio, si mescolano in piazza rabbia e dolore.

Solo 7 vittime ebbero il funerale di stato.

Il 17 agosto "l'Espresso" uscì con un numero speciale sulla strage.

In copertina un quadro a cui Guttuso ha dato lo stesso titolo che Francisco Goya aveva scelto per uno dei suoi 16 Capricci: ‘Il sonno della ragione genera mostri’.” (1)

 

   Il sonno della ragione genera mostri            

 

E lasciatemi dire che questa immagine onirica, oltre che essere geniale, mi sembra che colga il cuore del problema: se il potere si manifesta nelle sue forme più efferate e violente, forse è un problema non solo legato a coloro che lo esercitano e che perdono la ragione generando quindi dei mostri (!) ma anche legato a tutti noi che consentiamo al potere di reggersi sulle nostre paure indotte dagli stessi mostri da esso generato. Il potere genera mostri per meglio controllare la società ed è proprio qui che si evidenzia la perdita della ragione di chi detiene il potere! Se anziché mettersi al servizio della società per aiutarla a crescere e a liberarsi dal giogo dei bisogni, pretende di controllarla omologandola ed asservendola ai propri interessi … Vuol dire che non solo la ragione si è addormentata ma addirittura che si è persa per strada e che va cercata e recuperata!! Lo impone il bene comune che, per vivere, ha bisogno che la ragione di noi tutti sia ben sveglia e vigile verso il prossimo. Se continueremo ad aver paura di questi mostri che molto spesso sono sbattuti sulle prime pagine dei giornali o come notizie sensazionali dei TG di prima serata, finiremo col legittimare anche la generazione di altri mostri che il potere libererà per farci credere di controllare i primi; in questo modo ci darà in pasto temi ed argomenti di discussione che ci allontaneranno inevitabilmente sia dalla gestione della cosa pubblica che dal controllo della distribuzione della ricchezza prodotta che, lasciatemelo dire, sono il fondamento del vivere insieme. “Non abbiamo forse la sensazione che si punti alla costruzione di campagne di comunicazione e di immagine, nascondendo la consistenza reale dei problemi, più che alla soluzione dei problemi stessi e all’offerta di servizi efficienti e per tutti? “ (Meditate gente, meditate!)

Strage alla Stazione di Bologna                    Strage alla Stazione di Bologna 

(1) Tratto da “Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980” – il 14/12/2009

 

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