|
|
|
|
La strage di Piazza Fontana a Milano
“Dopo le bombe si cercò di accusare gli anarchici , forse perché, nell’immaginario collettivo questi rappresentavano qualcosa di oscuro, di senzadio, di intangibile e pericoloso. In realtà vennero scelti perché erano disorganizzati, ingenui, poveri e isolati dalle altre forze politiche. … Clinton ha fatto alcune ammissioni sul coinvolgimento della CIA in combutta con una parte dei fascisti italiani di allora. Il regime democristiano cercò di coprire tutto, così come gran parte degli apparati di sicurezza dello stato (quanti ufficiali dei servizi segreti, dei carabinieri, della polizia vennero, negli anni successivi, inquisiti e condannati per depistaggio!) ma, oggi, nessuno sa ancora esattamente chi sia stato a decidere la morte di cittadini innocenti la cui unica colpa era quella di trovarsi in una banca a cambiare un assegno, fare un versamento o pagare una cambiale.” (2) Ma come abbiamo già detto, una mezza verità è emersa dall’ultimo dei processi celebrati: “sulla matrice delle bombe di quel giorno … non ci sono più dubbi: anche se Franco Freda e Giovanni Ventura sono stati assolti, e quindi non possono essere giudicati, la sentenza dell’ultimo degli 11 processi celebrati punta anche contro di loro il dito, stragi “nere” pur con molti complici: i soli condannati sono Gianadelio Maletti, poi “numero 2” dei servizi segreti militari e il capitano e suo collaboratore Antonio La Bruna, per aver fatto espatriare alcuni degli indagati. Una valida ricostruzione è in La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia di Mimmo Franzinelli (Rizzoli)”. (3)
Ma quello che ci preme sottolineare e che oltre ai morti ed ai feriti provocati dall’eplosione della bomba, la tragedia è proseguita con “il suicidio” di Pinelli dalla finestra della questura di Milano e dell’omicidio del commissario Calabresi, da parte di militanti di Lotta Continua, ritenuto da questi ultimi il responsabile di quella morte. Insomma strascichi indotti dall’odio e dalla violenza che per un verso vanno ad aumentare il costo, in vite umane, dell’episodio violento e per altro verso dimostrano ancora una volta che la violenza produce solo altra violenza e mai la pace. Consentitemi di partire da queste due figure, senza voler dimenticare nessuna di tutte le altre vittime, per fare alcune considerazioni. Qualche sera fa abbiamo assistito alla trasmissione televisiva “Parla con me”condotta su RAI 3 dalla signora Dandini a cui ha preso parte il figlio Mario del commissario Calabresi; ci è piaciuto molto il suo intervento, il quale, sollecitato dalla signora Dandini in occasione della ricorrenza del 40° anniversario di Piazza Fontana, ha fatto emergere un aspetto sacrosanto della vicenda e cioè che le due vedove, colpite da una stessa tragedia, hanno vissuto una vita del tutto simile. Capiamo perfettamente che privati dell’affetto coniugale, quelle donne hanno dovuto crescere da sole i figli, hanno vissuto un’identica vita di privazioni e provato lo stesso dolore.
Chi mai potrà risarcirle per quanto non è stato permesso, a loro ed ai loro figli, di ricevere dalla vita? E ancora: quale diritto, a prescindere dal colore politico, avevano i provocatori della tragedia di far loro questa cattiveria? E, badate bene, qui non centra nulla chi avesse torto o ragione; non centra nulla se Pinelli si è suicidato o è stato buttato giù dalla finestra e non centra nulla se Calabresi fosse o no il responsabile di quanto accaduto a Pinelli; il dato di fatto è che ci sono due morti, due famiglie distrutte e quattro orfani a prescindere da tutte le responsabilità di questo mondo. Ed allora dobbiamo chiederci: chi riuscirà mai a dare loro il mancato affetto dei padri? Chi, come me, ha vissuto un’infanzia analoga, privata cioè dell’affetto del proprio padre, può senza dubbio affermare che non c’è nulla al mondo che valga quanto l’amore e la guida della figura paterna; specie se l’evento si manifesta in tenera età! E tuttavia occorre guardare avanti, ha detto bene Mario Calabresi; basta col rivendicare i morti dall’una o dall’altra parte! Bene ha fatto Napolitano ad invitare le due vedove al Quirinale, questo ha sicuramente contribuito a rendere manifesto un identico sentire e a far nascere una reciprocità di comprensione e voglia di lasciarsi alle spalle l’accaduto. Ci sono voluti quarant’anni di amarezze e sofferenze perché tutti capissero cosa hanno provato quelle famiglie senza comunque dimenticare le famiglie di tutte le altre vittime a cui, in questa occasione particolare, va il nostro pensiero.
(1) Tratto da Wikipedia il 14/12/2009 (2) Tratto da “La strage impunita” - Informagiovani - il 15/12/2009 (3) Tratto da un articolo di Fabio Isman - Il Messaggero – il 15/12/2009 |
|
|