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     Pino Daniele - Terra mia

Lotta alla povertà

Foto di Floriana Lenti - tratta da perlapace.it

Se, come sosteneva Paolo VI, la pace “è, più d'ogni altra formula umanitaria, sollecita dei Diritti dell'Uomo” e, come abbiamo visto, la pace può essere inficiata dalla povertà comunque espressa, allora dobbiamo anche chiederci in che modo è possibile combattere la povertà considerandolo un fatto doveroso per ogni pacifista e per ogni uomo che creda nei diritti delle persone.

Per quanti sforzi si possano fare nel cercare un approccio univoco al problema e benché qualche tratto lo abbiamo già individuato nei capitoli precedenti, poi si finisce sempre col dover constatare che è una cosa piuttosto complessa e spesso condizionata dall’ambiente e dalle condizioni in cui ci si trova a dover operare. Infatti, come abbiamo visto già in precedenza “occorre avere, della povertà, una visione ampia ed articolata. Se la povertà fosse solo materiale, le scienze sociali che ci aiutano a misurare i fenomeni sulla base di dati di tipo soprattutto quantitativo, sarebbero sufficienti ad illuminarne le principali caratteristiche. Sappiamo, però, che esistono povertà immateriali, che non sono diretta e automatica conseguenza di carenze materiali.” (1) Pertanto, lungi da me l’idea di voler essere esaustivo, ritengo che qualche considerazione la si possa fare anche guardando a quanto hanno già realizzato coloro che ci hanno preceduto:

 

In termini generali uno degli approcci possibili, ma non l’unico, è quello basato sulla nonviolenza. È sicuramente l’approccio preferibile perché non lesivo della dignità dell’interlocutore e tendenzialmente rispettoso dell’altrui punto di vista anche se questo, molto spesso, costituisce quanto si cerca di superare. Cioè: CAPISCO QUELLO CHE VUOI DIRE, LO RISPETTO, MA NON LO CONDIVIDO E QUINDI TI DIMOSTRO CHE OCCORRE UN’ALTERNATIVA CHE TENGA CONTO ANCHE DELLE MIE APETTATIVE. Nel ricercare questa visione comune non mettiamo in campo azioni violente ma ci sforziamo di creare le condizioni per ritrovarci su un terreno fertile comune. A volte, comunque, può succedere che quando si assiste ad un dialogo tra sordi, sia necessario ricorrere a forme di dimostrazione che facciano perlomeno intuire come potrebbe essere realizzata una soluzione in modo del tutto unilaterale e per darvi un’idea di quello a cui penso potremmo far riferimento alla lotta per i diritti civili sostenuta da Martin Luther King Jr. a Birmingham in Alabama nel 1962. In linea di massima, tuttavia, dobbiamo considerare di avere a che fare con controparti intelligenti che, seppure riluttanti, consentano agli altri “di dare un morso su quello che hanno” specie se per loro è di troppo o costituisce comunque un diritto basilare per chi chiede. Occorre, come diceva Gandhi, avere pazienza, essere trasparenti e confidare nell’amore verso gli interlocutori affinché cambino il loro punto di vista.

Non è escluso, in certe particolari condizioni, che quando l’interlocutore “non ci senta bene” e neghi le aperture del caso o “la tiri per le lunghe”, si possa rendere necessaria una qualche forma di lotta un po più aggressiva  che tenda cioè a porre in modo centrale il problema nei confronti della controparte. In questi casi, tuttavia, è necessario stare molto attenti in quanto, soprattutto nei movimenti di massa, la storia ha dimostrato che sconfinare nella violenza è molto facile; alcuni esempi sono: la rivoluzione francese, quella per l’indipendenza americana, l’analoga lotta dell’India nei confronti dell’impero Britannico e ultima, la lotta per i diritti dei neri contro la supremazia dei bianchi in Sud Africa. In questi casi, comunque, ha finito per prevalere la violenza quando “la pazienza” di chi soffriva ha raggiunto il massimo di quanto umanamente sopportabile; non che questo giustifichi il ricorso alla violenza ma comunque la spiega in quanto necessità impellente. Con questo voglio dire che quando qualcuno priva altri dei diritti umani fondamentali e quindi non gli consente per esempio l’accesso ai beni materiali o alla libertà in senso più vasto, è possibile che questi ultimi, dopo tante e vane richieste disattese, possano sentirsi legittimati all’uso della violenza in virtù della scarsa attenzione della controparte e della impellenza delle loro richieste. Se si mette qualcuno nella condizione di non aver null’altro da perdere … che cosa potrà trattenere costoro dall’uso della forza anche a costo della loro vita?

Dopo tali premesse, considerando che oggi il problema si pone su scala planetaria, occorre osservare che “manca, soprattutto nei ‘grandi del mondo’, l’interesse e la volontà politica di affrontare il problema della povertà”. Quindi si rende necessario sensibilizzare i nostri politici su tali aspetti considerando che la spinta deve venire da tutti i livelli possibili e intensificando tutti gli sforzi in modo da fare della povertà un problema al centro dell’attenzione dei nostri media. Solo se la povertà assumerà una dimensione mondiale (come per esempio è avvenuto con l’inquinamento e l’effetto serra del pianeta) potrà essere forse di interesse per i summit dei “potenti” considerando che questi ultimi sarebbero spinti anche dal basso (gli elettori) oltre che dall’opinione comune della gente resa consapevole dai mass media. In tale ambito, come abbiamo già visto in altre circostanze, diventa necessario promuovere la più ampia solidarietà globale formando le coscienze; promuovere le azioni considerando che la “marginalizzazione dei poveri del pianeta può trovare validi strumenti di riscatto nella globalizzazione solo se ogni uomo si sentirà personalmente ferito dalle ingiustizie esistenti nel mondo e dalle violazioni dei diritti umani ad esse connesse.” (1) Senza mai dimenticare che la povertà costituisce uno degli ostacoli più difficili che occorre superare perchè la Pace prosperi nel mondo. Formare i giovani al riconoscimento dei diritti fondamentali dell’umanità è un fatto da cui non si può prescindere; occorre allora intervenire sui programmi di educazione scolastica per tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Mettere la povertà al centro delle preoccupazioni planetarie significa allora affrontare il problema da tre punti di vista: quello della formazione/partecipazione, quello politico e quello sociale dovendosi intendere con questo la capacità di gestione di una più equa distribuzione delle risorse. Tale punto di vista deve partire dalla considerazione che oggi esiste un grande divario tra i bisogni e gli strumenti/risorse messi a disposizione per superarli. Occorre cioè una diversa “cultura” per affrontare il problema che affondi, come abbiamo avuto modo di vedere in precedenza, le radici nella solidarietà quale risposta globale ad un problema con caratteristiche planetarie. In altre parole deve cominciare a maturare la consapevolezza della necessità di un approccio che, pur impiegando nuovi strumenti ed efficaci politiche di intervento a contrapposizione della povertà, aiuti le persone  a costruire quel senso di appartenenza al genere umano come comune sentire di un unico destino che non si esplichi in “mors tua vita mea” ma che sia consapevole del fatto che “Qui gladio ferit, gladio perit” e perciò convinta di dover vivere con rispettosa intelligenza gli altrui diritti. Come diceva Giovanni Paolo II “I poveri chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali e di mettere a frutto la loro capacità di lavoro, creando così un mondo più giusto e per tutti più prospero” per cui è necessario che chi attualmente detiene la maggior parte delle ricchezze del mondo, consideri i poveri non una minaccia al proprio benessere ma fratelli accomunati dagli stessi diritti e dallo stesso destino di uomini e donne; i poveri devono essere considerati un’opportunità di sviluppo sotto tutti i punti di vista (economico, sociale, culturale, formativo ecc.) e soprattutto devono costituire un monito agli sprechi perché, per quanto grandi siano le risorse  del pianeta, … queste non sono infinite e vanno quindi impiegate con oculatezza e rispetto di tutti. A me piace pensare che “la terra, con tutto quello che in essa è contenuto, è destinata all'uso di tutti gli uomini e popoli, sicché i beni creati devono pervenire a tutti con equo criterio, avendo per guida la giustizia e per compagna la carità.” (2)

tratta da http://www.gioiadelcolle.info

 

 

Riferimenti 

(1) Benedetto XVI - Messaggio per la celebrazione della giornata della pace - Anno 2009.

(2) Giovanni Paolo II - Messaggio per la celebrazione della giornata della pace - Anno 2005.

 

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