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Vogliamo introdurre questo argomento con un’affermazione di Benedetto XVI (1): “ … Combattere la povertà implica un'attenta considerazione del complesso fenomeno della globalizzazione. Tale considerazione è importante già dal punto di vista metodologico, perché suggerisce di utilizzare il frutto delle ricerche condotte dagli economisti e sociologi su tanti aspetti della povertà. Il richiamo alla globalizzazione dovrebbe, però, rivestire anche un significato spirituale e morale, sollecitando a guardare ai poveri nella consapevole prospettiva di essere tutti partecipi di un unico progetto divino, quello della vocazione a costituire un'unica famiglia in cui tutti – individui, popoli e nazioni – regolino i loro comportamenti improntandoli ai principi di fraternità e di responsabilità.” Questo esordio ci consente di vedere sin da subito che:
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Per dirla ancora con il Santo Padre: “La marginalizzazione dei poveri del pianeta può trovare validi strumenti di riscatto nella globalizzazione solo se ogni uomo si sentirà personalmente ferito dalle ingiustizie esistenti nel mondo e dalle violazioni dei diritti umani ad esse connesse. Occorre che siano superate le ingiustizie e le incomprensioni e si giunga a costruire un mondo più pacifico e solidale.” (1)
Ma tutto questo perché? Per quali motivi la povertà è un ostacolo alla Pace? In che modo la povertà può minare la pacifica convivenza tra gli uomini?
Abbiamo detto (si veda anche la definizione di pace data in questa stessa sezione) che oggi la pace è un valore, “… un bene fondamentale che comporta il rispetto e la promozione dei valori essenziali dell'uomo: il diritto alla vita in tutte le fasi del suo sviluppo; il diritto alla considerazione indipendentemente dalla razza, dal sesso e dal credo religioso; il diritto ai beni materiali necessari alla vita; il diritto al lavoro e all'equa ripartizione dei suoi frutti per una convivenza ordinata e solidale.” (2) Ci piace riprendere questo passaggio poiché mi pare che il problema cominci a prendere forma da qui e a farci riflettere su un dato di fondo: il tempio della Pace si regge su delle colonne portanti, o almeno alcune di esse, che consistono nel:
1. diritto ai beni materiali
2. diritto al lavoro
3. necessità di ripartire equamente la ricchezza prodotta
e potremmo aggiungere, come suggerito da Papa Benedetto XVI,
4. sul dovere morale dei più ricchi ad aiutare i più poveri a superare “… le povertà immateriali quali l’emarginazione, la povertà relazionale, morale e spirituale, il sottosviluppo morale ed il supersviluppo, gli impedimenti culturali che non consentono un adeguato utilizzo delle risorse.” (1)
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C’è inoltre da evidenziare una costante della storia: la povertà è una conseguenza dei conflitti e in modo più specifico della guerra. Solo per fare qualche esempio ricordiamo che “le violenze etniche hanno distrutto vite umane, diviso comunità che prima convivevano serenamente, hanno seminato lutti e sentimenti di odio in tutte le circostanze in cui si sono verificate”; in nome di una fantomatica ed imbecille “pulizia” razziale si è nascosto il solito vecchio motivo: il proprio tornaconto sia esso individuale (tipico di chi promuove e si nasconde dietro tali nefandezze) che nazionale considerando che le nazioni sono in genere più “intransigenti” degli individui. “La guerra peggiora le sofferenze dei poveri; anzi crea nuovi poveri, distruggendo mezzi di sostentamento, case, proprietà, e intaccando il tessuto stesso dell'ambiente di vita. I giovani vedono infrangersi le loro speranze per il futuro e troppo spesso, da vittime, si trasformano in protagonisti irresponsabili di conflitti. Le donne, i bambini, gli anziani, gli ammalati, i feriti sono costretti a fuggire e si ritrovano nella condizione di rifugiati che null'altro possiedono se non quanto portano con sé. Inermi, indifesi, cercano riparo in altri Paesi o regioni, spesso poveri e turbolenti come i loro.” (2) “Milioni di bambini soffrono a causa di altre forme di violenza, presenti sia nelle società colpite dalla miseria sia in quelle sviluppate. Sono violenze spesso meno appariscenti, ma non per questo meno terribili. … Non sono pochi i bambini che finiscono per avere come unico ambiente di vita la strada: fuggiti di casa, o abbandonati dalla famiglia, o semplicemente privi da sempre di un ambiente familiare, vivono di espedienti, in stato di totale abbandono, considerati da molti come rifiuti di cui sbarazzarsi.” (3) |
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Fatto ora questo quadro di riferimento possiamo affermare che la povertà è la diretta conseguenza della negazione di quanto riportato nei punti sopra esposti; ovvero possiamo considerare che, chi vuole la povertà, deve comportarsi esattamente al contrario di quanto auspicavamo ai punti da 1. a 4. e cioè deve:
1. negare il diritto ai beni materiali
2. negare il diritto al lavoro
3. non ripartire equamente la ricchezza prodotta
4. non sentire il dovere morale di aiutare chi sta peggio.
Ora risulta più chiaro il rapporto esistente tra povertà e pace: se togliamo i pilastri di sostegno su cui si regge l’edificio della Pace … l’edificio crolla. La storia è disseminata di episodi in tal senso; tutte le rivoluzioni sono cominciate motivate dalla fame ovvero dalla negazione del diritto ai beni materiali. E che dire dei tumulti e delle ribellioni per i diritti civili? E le lotte per il diritto al lavoro e ad un lavoro decente? I nostri più illustri punti di riferimento, penso a Dolci, Gandhi, King, Lutuli solo per fare degli esempi, lo hanno detto molto bene; ci hanno messo in guardia dal diffidare da chi propugna la sottomissione dei popoli e dei gruppi per garantire il proprio benessere esclusivo!!
Ma in Italia come siamo messi? Vi proponiamo la seguente tabella (4) riepilogativa
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Contribuenti |
Reddito mensile |
Reddito annuo |
Ricchezza |
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Reddito |
Numerosità |
medio |
medio |
posseduta |
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più di 200.000€ |
0,59% |
180.416 |
2.164.996 |
41% |
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tra 70.000€ e 200.000€ |
1,45% |
11.250 |
135.000 |
6% |
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tra 31.000€ e 70.000€ |
7,23% |
4.208 |
50.500 |
12% |
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tra 7.500€ e 31.000€ |
60,10% |
1.604 |
19.250 |
4% |
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tra 0€ e 7.500€ |
30,63% |
313 |
3.750 |
37% |
da cui si evince chiaramente che il 10% dei contribuenti italiani detiene il 60% circa della ricchezza nazionale; se a questo togliamo la fascia dei contribuenti con un reddito compreso tra 31.000 € e 70.000 €, allora il quadro ci rende ancora più perplessi: il 2% dei contribuenti italiani (ovvero circa 800.000 soggetti su 40 milioni di contribuenti) detiene circa il 50% della ricchezza della nazione. Alla faccia della equa distribuzione della ricchezza specie se consideriamo che ci sono 12,5 milioni di poveracci con un reddito di 313 € al mese!!
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Non è il caso di cominciare a mettere ordine al nostro interno?
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E se allargassimo la vista a livello planetario ci accorgeremmo probabilmente che “Il numero delle persone che oggi vive in condizioni di povertà estrema è vastissimo. Penso, tra l'altro, alle situazioni drammatiche esistenti in alcuni Paesi africani, asiatici e latino-americani. Sono vasti gruppi, spesso intere fasce di popolazione che, nei loro stessi Paesi, si trovano ai margini del vivere civile: fra loro c'è un numero crescente di bambini che per sopravvivere non possono far conto su altri che su se stessi. Una simile situazione non costituisce soltanto un affronto alla dignità umana, ma rappresenta anche una indubbia minaccia per la pace. Uno Stato, qualunque sia la sua organizzazione politica e il suo sistema economico, resta in se stesso fragile ed instabile, se non dimostra continua attenzione per i suoi membri più deboli e non fa tutto il possibile per assicurare il soddisfacimento almeno delle loro esigenze primarie.” (3)
Ma allora se assicurare la pace significa rimuovere le cause della povertà è da ritenere che un nostro diverso atteggiamento sia auspicabile verso gli stessi nostri simili; oggi in tutti i paesi supersviluppati è in atto una continua corsa all’accaparramento di beni materiali sostenuta da una società basata sul consumismo. E questo tipo di società fa sembrare ancora più macroscopico il divario tra paesi ricchi e paesi poveri; in questi paesi, infatti, la popolazione subisce il fascino dei media che pubblicizzano i beni di consumo facendo sembrare quella nazione il paese di Bengodi in cui si pensa che ci sia da mangiare tutto quello che si vuole senza magari neanche uno sforzo per procurarselo. Questo atteggiamento di ricerca spasmodica del consumo di beni materiali, finisce sicuramente con l’accecare di fronte ai bisogni di chi vive nell’indigenza. “Per promuovere il benessere sociale, culturale, spirituale ed anche economico di ogni membro della società, è dunque indispensabile arginare l'immoderato consumo di beni terreni e contenere la spinta dei bisogni artificiali. La moderazione e la semplicità devono diventare i criteri del nostro vivere quotidiano. La quantità di beni, consumati da una modestissima frazione della popolazione mondiale, produce una domanda eccessiva rispetto alle risorse disponibili. La riduzione della domanda costituisce un primo passo per alleviare la povertà, se ad essa si accompagnano efficaci sforzi per assicurare una giusta distribuzione della ricchezza mondiale.” (3)
Riferimenti
(1) Benedetto XVI - Messaggio per la celebrazione della giornata della pace - Anno 2009
(2) Giovanni Paolo II - Messaggio per la celebrazione della giornata della pace - Anno 1993
(3) Giovanni Paolo II - Messaggio per la celebrazione della giornata della pace - Anno 1996
(4) Corriere della Sera del 13 agosto 2006 – A pag. 27 riporta le elaborazioni del Tesoro per i redditi del 2003.
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