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Il Diritto alla Pace

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Diritto alla Pace

L’articolo 28 della Dichiarazione Universale dei diritti umani proclama: “Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati".

Fra i numerosi strumenti, a livello internazionale, che fanno riferimento a questo “diritto”, ricordiamo la Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace del 1984, la quale, nel ribadire che il principale fine delle Nazioni Unite è il mantenimento della pace e della sicurezza di tutte le nazioni; sancisce che:

Tutti i popoli hanno diritto alla pace; 

La salvaguardia e la promozione della pace costituiscono l’obbligo di ciascun stato;

Richiama, di conseguenza, gli Stati e tutte le organizzazioni a realizzare questo diritto mediante misure adeguate a livello nazionale ed internazionale.

Di straordinaria importanza è anche la Dichiarazione sulla Cultura di Pace, adottata dall’Assemblea Generale Delle Nazioni Unite il 13/09/1999, dove l’assemblea Generale si richiama ad altri documenti ed in particolare alla Costituzione dell’UNESCO nella quale si afferma: “dal momento che le guerre hanno inizio nella mente degli uomini, è nella mente umana che bisogna costruire la pace”.

La pace è quindi un obiettivo largamente condiviso, con forza e costanza dalle organizzazioni internazionali, essenziale alla realizzazione di tutti gli altri diritti, al quale, di conseguenza, vengono dedicati numerosi programmi d’azione e progetti educativi.

Di grande importanza, perciò, il riconoscimento formale che il diritto alla pace ha ottenuto attraverso la norma “pace, diritti umani” inserita in numerosi ordinamenti di Comuni e Regioni Italiane. In particolare ricordiamo la Regione del Veneto che fin dal 1988, con la Legge 18, all’art.1 prevedeva: “La Regione del Veneto, in coerenza con i principi costituzionali che sanciscono il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, la promozione dei diritti umani, delle libertà democratiche e della cooperazione internazionale, riconosce nella pace un diritto fondamentale degli uomini e dei popoli.” , rifacendosi in tal modo all’art.11 della Costituzione Italiana che prevede il ripudio della guerra.

Questa normativa regionale veneta è poi stata sostituita dalla Legge n°55 del 1999 , nella quale, all’art.1 – Finalità – riporta: “La Regione del Veneto, riconosce la pace e lo sviluppo quali diritti fondamentali della persona e dei popoli, in coerenza con i principi della Costituzione italiana e del diritto internazionale che sanciscono la promozione dei diritti dell'uomo e dei popoli, delle libertà democratiche e della cooperazione internazionale.”

 

È chiaro il collegamento dell’ordinamento regionale con principi e norme del vigente Diritto Internazionale dei Diritti Umani.

 

Anche molte Province e Comuni italiani hanno inserito nel proprio Statuto la norma “pace-diritti umani”. Un chiaro esempio, nella nostra Regione, è quello dello Statuto del Comune di Vicenza, che, all’Art.2, riconosce esplicitamente nella Pace un fondamentale diritto: “1. Il comune, in conformità ai principi costituzionali ed alle norme internazionali che riconoscono i diritti innati delle persone umane, sanciscono il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e promuovono la cooperazione fra i popoli, riconosce nella pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli.”

 

Questa risposta del territorio alle indicazioni internazionali indica una volontà di perseguire la pace che non lascia dubbi: si tratta di un caso particolarmente felice ed unico al mondo, dal punto di vista sia strettamente giuridico sia politico, sociale e culturale: una cultura pace-diritti umani- cooperazione, una cultura “orientata all’azione” che possiamo tradurre come “via istituzionale non violenta alla pace” che sta diffondendosi a livello locale, quindi molto vicino alle esperienze quotidiane dei cittadini, coinvolgendo il mondo della scuola, della ricerca, dell’associazionismo e del volontariato, con benefico sviluppo della democrazia partecipativa e della cultura della legalità e della solidarietà. Inoltre la normativa può essere letta come una risposta coerente con la funzione degli Enti Locali di interpretare la voce dei cittadini e perseguire il bene comune.

 

Tratto il 15/11/2009 da Pace e Diritti umanI

 

 

 

 

Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace

 

Diritto alla Pace

L’Assemblea Generale,


Ribadendo che il principale fine delle Nazioni Unite è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali,

Avendo presenti i fondamentali principi del diritto internazionale stabiliti nella Carta delle Nazioni Unite,

Facendosi interprete della volontà e delle aspirazioni di tutti i popoli volte a estirpare la guerra dalla vita del genere umano e, prima di tutto, ad evitare una catastrofe nucleare su scala mondiale,

Convinta che un’esistenza sottratta alla guerra costituisce il requisito primario per il benessere materiale, lo sviluppo e il progresso dei paesi, nonché per la piena realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali proclamati dalle Nazioni Unite,
Consapevole che nell’era nucleare il raggiungimento di una pace durevole sulla Terra rappresenta la condizione primaria per la preservazione della civiltà umana e la sopravvivenza dell’umanità,

Riconoscendo che il mantenimento di una vita pacifica per i popoli è sacro dovere di ogni Stato,

1. Proclama solennemente che i popoli del nostro pianeta hanno un sacro diritto alla pace;
2. Dichiara solennemente che la salvaguardia del diritto dei popoli alla pace e la promozione della sua realizzazione costituiscono obbligo fondamentale di ciascuno Stato;
3. Sottolinea che per garantire l’esercizio del diritto dei popoli alla pace è necessario che le politiche degli Stati siano indirizzate all’eliminazione della minaccia della guerra, in particolare della guerra nucleare, la rinuncia all’uso della forza nelle relazioni internazionali e la composizione delle controversie internazionali attraverso mezzi pacifici sulla base della Carta delle Nazioni Unite;

4. Fa appello a tutti gli Stati e alle organizzazioni internazionali affinché facciano tutto quanto è in loro potere per sostenere la realizzazione del diritto dei popoli alla pace attraverso l’adozione di misure adeguate sia a livello nazionale si a livello internazionale.

 

Tratto il 15/11/2009 da Pace e Diritti umanI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dichiarazione sulla cultura di pace

 

Diritto alla Pace

L’Assemblea Generale,


Richiamando la Carta delle Nazioni Unite, nonché gli scopi e i principi in essa contenuti,
Richiamando la costituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, in cui si afferma che “dal momento che le guerre hanno inizio nella mente degli uomini, è nella mente umana che bisogna iniziare a costruire la pace”,
Richiamando inoltre la Dichiarazione universale dei diritti umani e altri strumenti in materia del sistema delle Nazioni Unite,
Riconoscendo che la pace non è solo assenza di conflitto, ma richiede un processo positivo e dinamico di partecipazione, all’interno del quale il dialogo venga incoraggiato e i conflitti siano risolti in uno spirito di comprensione e cooperazione reciproca,
Riconoscendo che la fine della guerra fredda ha ampliato le possibilità di rafforzare la cultura della pace,
Esprimendo viva preoccupazione per il persistere e il proliferare di violenza e conflitti in varie parti del mondo,
Riconoscendo inoltre la necessità di eliminare tutte le forme di discriminazione e intolleranza, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altra, origine nazionale, etnica o sociale, proprietà, disabilità, nascita o altro stato, (...)

Proclama solennemente la presente Dichiarazione sulla Cultura di Pace, allo scopo che Governi, organizzazioni internazionali e società civile possano essere guidati dalle sue norme nelle loro attività volte a promuovere e consolidare una cultura della pace nel nuovo millennio.

 

Articolo 1

Una cultura di pace è un insieme di valori, atteggiamenti, tradizioni e modi di comportamento e stili di vita fondati su:


a) rispetto per la vita, rifiuto della violenza e promozione e pratica della nonviolenza tramite l’educazione, il dialogo e la cooperazione;

b) pieno rispetto dei principi di sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica degli Stati e non intervento in questioni che rientrano essenzialmente nell’ambito della giurisdizione nazionale di uno Stato, in conformità con quanto previsto dallo Statuto delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale;

c) pieno rispetto e promozione di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali;
d) impegno in favore di una composizione pacifica dei conflitti;

e) sforzo per soddisfare le esigenze inerenti allo sviluppo e all’ambiente della presente e delle future generazioni;

f) rispetto e promozione del diritto allo sviluppo;

g) rispetto e promozione di pari diritti e opportunità per donne e uomini;

h) rispetto e promozione del diritto di ognuno alla libertà di espressione, di opinione e di informazione;

i) aderenza ai principi di libertà, giustizia, democrazia, tolleranza, solidarietà, cooperazione, pluralismo, diversità culturale, dialogo e comprensione a tutti i livelli della società e fra le nazioni;

ed è altresì  alimentata da un ambiente nazionale e internazionale favorevole e orientato alla pace.

 

Articolo 2

Il cammino verso un più completo sviluppo di una cultura della pace si realizza attraverso valori, atteggiamenti, tradizioni, comportamento e sistemi di vita che siano favorevoli alla promozione della pace fra gli individui, i gruppi e le nazioni.

 

Articolo 3

Il progresso verso un più completo sviluppo di una cultura di pace è indissolubilmente legato ai seguenti fattori:


a) promozione della composizione pacifica dei conflitti, rispetto e comprensione reciproca e cooperazione internazionale;

b) adesione agli obblighi internazionali, secondo la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale;

c) promozione della democrazia, dello sviluppo e del rispetto e osservanza su scala mondiale di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali;

d) al mettere in grado le persone di ogni condizione di sviluppare abilità in materia di dialogo, negoziazione, costruzione del consenso e risoluzione pacifica dei conflitti;

e) rafforzamento delle istituzioni democratiche e garanzia di piena partecipazione al processo di sviluppo;

f) sradicamento della povertà e dell’analfabetismo e riduzione delle disuguaglianze all’interno e fra le nazioni;

g) promozione di uno sviluppo economico e sociale sostenibile;

h) eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne, mediante l’empowerment e l’equa rappresentanza a tutti i livelli decisionali;

i) garanzia di rispetto, promozione e protezione dei diritti dell’infanzia;

j) garanzia di libertà di circolazione dell’informazione e migliore accesso ad essa;
k) maggiore trasparenza e responsabilità nell’azione di governo;

l) eliminazione di tutte le forme di razzismo, di discriminazione razziale, di xenofobia e dell’intolleranza ad esse collegata;

m) maggiore comprensione, tolleranza e solidarietà fra tutte le civiltà, i popoli e le culture, nonché verso le minoranze etniche, religiose e linguistiche;

n) piena realizzazione dei diritti di tutti i popoli, compresi quelli che si trovano sottoposti a dominazione coloniale o straniero o ad occupazione straniera, all’autodeterminazione, come espresso nella Carta delle Nazioni Unite e inserito nei Patti internazionali sui diritti umani, nonché nella Dichiarazione sull’indipendenza dei paesi e popoli coloniali contenuta nella Risoluzione AG 1514 (XV) del 14 dicembre 1960.

 

Articolo 4

L’istruzione, a tutti i livelli, costituisce uno dei principali strumenti per costruire una cultura di pace. In questo contesto è di particolare importanza l’educazione ai diritti umani.

 

Articolo 5

I Governi hanno un ruolo essenziale nel promuovere e consolidare una cultura di pace.

 

Articolo 6

La società civile ha bisogno di essere pienamente coinvolta nello sviluppo avanzato di una cultura di pace.

 

Articolo 7

Il ruolo educativo e informativo dei media contribuisce alla promozione di una cultura di pace.

 

Articolo 8

Un ruolo chiave nella promozione di una cultura di pace compete a genitori, insegnanti, politici, giornalisti, organismi e gruppi religiosi, agli intellettuali, a quanti sono impegnati in attività scientifiche, filosofiche, creative e artistiche, agli operatori in campo sanitario e umanitario, agli operatori sociali, ai dirigenti a vari livelli come pure alle organizzazioni non governative.

 

Articolo 9

Le Nazioni Unite dovranno continuare a rivestire un ruolo chiave nella promozione e nel rafforzamento di una cultura di pace nel mondo intero.

 Diritto alla Pace

 

Tratto il 15/11/2009 da Pace e Diritti umanI

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