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Sua Santità il 14° Dalai Lama, Tenzin Gyatso, è il capo spirituale e temporale del popolo tibetano. È nato in un piccolo villaggio chiamato Takster nella parte nord-est del Tibet. Nato da una famiglia di contadini, Sua Santità fu riconosciuto all’età di due anni, come da tradizione tibetana, quale reincarnazione del suo predecessore il 13° Dalai Lama. I Dalai Lama sono la manifestazione del Bodhisattva di Compassione, che scelse di reincarnarsi per servire il popolo. Dalai Lama significa Oceano di Saggezza. I Tibetani normalmente definiscono Sua Santità come Yeshin Norbu, Gemma del Desiderio-Realizzato, Kundum volendo dire La Presenza. L’educazione in Tibet Cominciò la sua educazione all’età di sei anni e completò il Geshe Lharampa Degree (Dottorato in filosofia Buddista) quando ne aveva venticinque. All’età di ventiquattro anni sostenne gli esami preliminari in ognuna delle tre università monastiche di Drepung, Sera and Ganden. L’esame finale lo tenne a Jokhang, Lhasa, durante la Festa di Preghiera di Monlam, che si tiene il primo mese di ogni anno. Al mattino fu esaminato da trenta eruditi sulla logica. Al pomeriggio, ha dibattuto con quindici eruditi sull’argomento della Strada Mediana e, a sera, trentacinque eruditi hanno messo a prova la sua conoscenza del canone della disciplina monastica e lo studio della metafisica. Sua Santità passò l’esame con onori, condotto di fronte ad una vasta platea di monaci eruditi. Responsabilità di Direzione Nel 1950, all’età di sedici anni, Sua Santità fu chiamato ad assumere il pieno potere politico, come Capo di Stato e del Governo, quando il Tibet fu minacciato dal potere della Cina. Nel 1954 si recò a Pechino per parlare con Mao Tse-Tung ed altri capi cinesi, incluso Chou En-Lai e Deng Xiaoping. Nel 1956, mentre era in visita in India per partecipare al 250° Buddha Jayanti (Festa di Budda) ebbe una serie di incontri col Primo Ministro Nehru ed il Premier Chou circa le condizioni deteriorate del Tibet. Nel 1959 assunse la residenza a Dharamsala conosciuta appropriatamente come “Piccola Lhasa”, che divenne la residenza del Governo in esilio del Tibet. |
Nei primi anni dell’esilio, Sua Santità si appellò alle Nazioni Unite per la questione del Tibet, come risulta da tre risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale nel 1959, 1961 e 1965. Nel 1963, Sua Santità promulgò una bozza della costituzione per il Tibet che assicurava una forma democratica di governo. Nelle ultime due decadi, Sua Santità ha costituito le istituzioni educativa, culturale e religiosa che hanno dato il maggior contributo alla conservazione dell’identità tibetana ed alla sua eredità. Sua Santità ha dato molti insegnamenti ed iniziazioni, inclusa la rara Iniziazione Kalachakra (L'iniziazione del Kalachakra è il più grande rituale buddista regolarmente conferito da Sua Santità il Dalai Lama. È data tradizionalmente ad estesi gruppi di persone provenienti da tutto il mondo, ed è associata alla promozione della pace e della tolleranza universale. È considerata una benedizione speciale per tutti coloro che vi partecipano e per l'ambiente in cui è data.) che ha operato più di ogni altro suo predecessore.
Sua Santità continua a presentare nuove iniziative per risolvere i problemi del Tibet. Al Comitato Congressuale dei Diritti Umani del 1987 propose un Piano per la Pace in cinque punti come primo passo verso la risoluzione della futura condizione del Tibet. Questo piano prevedeva che il Tibet divenisse una zona di pace, una fine al massivo trasferimento etnico di Cinesi in Tibet, il ripristino dei diritti fondamentali e delle libertà democratiche e l’abbandono da parte della Cina del Tibet come territorio dedicato alla produzione di armi nucleari e a pattumiera dei rifiuti nucleari, tanto più urgenti quanto il futuro del Tibet e delle relazioni tra i popoli Tibetano e Cinese. A Strasburgo, in Francia, il 15 giugno 1988, sulla base di questo piano composto da cinque punti, elaborò e propose la creazione di un Tibet democratico e auto-governato, “associato al Popolo della Repubblica Cinese.” Nel suo discorso, il Dalai Lama disse che questo rappresentava “il mezzo più realistico con cui ristabilire un’identità separata del Tibet e ripristinare i diritti fondamentali del popolo tibetano facendo salvi gli interessi propri della Cina.” Sua Santità enfatizzò che “qualunque fosse stato l’esito dei negoziati con la Cina, solo il popolo tibetano avrebbe deciso quale sarebbe stata in ultimo la sua autorità di riferimento”.
Contatto con l’Occidente
Al contrario dei suoi predecessori, Sua Santità ha parlato con molti occidentali ed ha visitato gli Stati Uniti, il Canada, l’Europa occidentale, il Regno Unito, l’Unione Sovietica, la Mongolia, la Grecia, il Giappone, la Tailandia, la Malesia, Singapore, l’Indonesia, il Nepal, il Costa Rica, il Messico, il Vaticano, la Cina e l’Australia. Si è incontrato con i religiosi di tutti questi paesi.
Sua Santità si incontrò con Papa Paolo VI in Vaticano nel 1973 e con sua Santità Papa Giovanni Paolo II nel 1980, 1982, 1986 e 1988. Ad una conferenza stampa di Roma, Sua Santità il Dalai Lama sottolineò la sua speranza di incontrare Papa Giovanni Paolo II: “Viviamo in un periodo di grandi crisi, un periodo di sviluppi tormentati per il mondo. Non è possibile trovare pace nell’animo senza sicurezza ed armonia tra i popoli. Per questa ragione guardo con fede e speranza al mio incontro con il Santo Padre, ad uno scambio di idee e sentimenti, e ai suoi suggerimenti così da aprire la porta alla progressiva pacificazione tra i popoli.”
Nel 1981, Sua Santità parlò con l’Arcivescovo di Canterbury, il Dr. Robert Runcie e con altri capi della Chiesa Anglicana di Londra. Incontrò anche i capi della Chiesa Cattolica Romana, le comunità ebraiche, e parlò ad una funzione interconfessionale promossa in suo onore dal Congresso Mondiale delle Fedi. Il suo discorso si focalizzò sulla comunione delle fedi e sul bisogno di unità tra le differenti religioni: “Ho sempre creduto che sia meglio avere una varietà di religioni, una varietà di filosofie, piuttosto che una singola religione o filosofia. Questo è necessario per via delle differenti disposizioni mentali di ogni essere umano. Ogni religione ha certe e uniche idee o tecniche, e il loro apprendimento può solo arricchire la propria fede.”
Riconoscimento da parte dell’Occidente
Sin dalla sua prima visita in occidente dei primi anni ’70, la reputazione di Sua Santità come erudito e uomo di pace è cresciuta continuamente. Recentemente un certo numero di università e istituzioni occidentali hanno conferito Premi per la Pace e Lauree Oniris Causa a Sua Santità in riconoscimento degli scritti distintivi sulla filosofia Buddista e della sua distinta capacità direttiva al servizio della pace e della libertà.
Responsabilità Universale
Nel corso dei suoi viaggi all’estero, Sua Santità ha parlato decisamente a favore di una migliore comprensione e del rispetto tra le diverse fedi del mondo. A questo fine, Sua Santità ha fatto numerose apparizioni negli incontri interconfessionali, impartendo il messaggio della responsabilità universale, dell’amore, della compassione e della bontà. “La necessità di semplici relazioni tra uomo e uomo sta diventando sempre più urgente … Oggi il mondo è più piccolo e più interdipendente. I problemi di una nazione non possono essere più risolti completamente solo da essa. Così, senza un senso di responsabilità universale, la nostra sopravvivenza è minacciata. Di base, la responsabilità universale è sentita per la sofferenza di un altro popolo alla stessa stregua di come noi avvertiamo la nostra. Vuol dire comprendere che anche il nostro nemico è interamente motivato dalla domanda di felicità. Dobbiamo riconoscere che tutti gli esseri vogliono la stessa cosa che vogliamo noi. Questo è il modo di ottenere la vera comprensione, non ostacolati da considerazioni artificiali”.

Da Nobel Lectures, Peace 1981-1990, Editor-in-Charge Tore Frängsmyr, Editor Irwin Abrams, World Scientific Publishing Co., Singapore, 1997
Tratto e tradotto liberamente dal Sito Ufficiale del Premio Nobel il 7/1/2010
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